Caelevibenna’s Weblog

Novembre 9, 2007

Alla lezione di colture primarie

Archiviato in: battigia — Caele @ 6:10 pm

Alla lezione di colture primarie

 

 

La gioia d’un sorriso, colto fra mille facce stanche.

Rifletto sul tempo, ubriaco d’insonnia.

Un rene suino in beker,

sospeso nel suo liquido rosastro,

nauseante,

di salina antibiotata.

Fiere pinze l’alzano grondante muco a fili.

Bisturi: scarta la midollare.

Sagace. Accanito ingegno umano.

 

Com’è brava! Guardate tutti come taglia, maneggia, preleva la corticale!

 

Anima fragile che arrossisce e si schernisce

mentre sputacchia nella petri

batteri e viri hominis

a banchetto sul rognone trifolato.

Lavare, lavare lavare

in salina di rosso-fenolo,

quindi tripsina per digerire.

Io intanto languisco e sfuggo,

mentre il rene si scioglie,

burp!

Avrei voglia di dormire: ma che ho scritto a fare?

Ottobre 12, 2007

Non chiedermi opinioni

Archiviato in: battigia — Caele @ 5:10 pm

No, non chiedermi opinioni
                                                                 No, non chiedermi opinioni

non voglio inquinarti col mio vuoto
                                                                non voglio inquinarti col mio vuoto.

Non voglio che c’allontaniamo
                                                                Perciò mantieniti a distanza

impauriti da facce pitturate, non nostre.
                                                                e non credere che non ti riconosca!

Ma accetta ogni mio ritaglio
                                                                Non siamo ciò che sembriamo,

ed incastonalo nel giusto punto
                                                                e allora voliamocene via

così che in te si ricomponga
                                                                vòlti di scatto ad altro richiamo

fra un sospiro ed uno sbadiglio,
                                                                per respirare delle nostre bombole

la mia vera faccia sotto
                                                                il nostro vero ossigeno

ed il mondo d’intorno!
                                                                la solitudine!

 

 

Dal volger di questo filo sulla pagina
                                                                Dal volger di questo filo sulla pagina

non usciranno riccioli d’oro
                                                                non usciranno riccioli d’oro.

né profumi freschi
                                                                In un’apnea compulsiva

ma solo uno sguardo
                                                                sublimerà tutto in fumo nel vento

nuovo sul mondo.
                                                                come ogni nuovo essere infine.

Passerà l’impronta di noi sulla terra
                                                                La nostra superbia di mollica

ma forse, qualche distratto,
                                                                sarà beccata da affamati e solerti passeri.

farà in tempo a vederla passare
                                                                Il prossimo passante sfilerà

e seguirla
                                                                distolto,

verso una nuova partenza.
                                                                per andare a posarsi più in là.

M

Archiviato in: M — Caele @ 4:53 pm

Ad M il respiro si faceva affannoso non appena qualcuno provava ad entrare nella sua stanza. Era un’oppressione indicibile, più forte di lui e di ogni rinnovata illusione: ogni nucleo di speranza sfumava alla vista d’un’ombra sul margine della porta, ed un peso gli calava sul petto, e premeva fuori il respiro per non farlo rientrare. A niente valevano i suoi sforzi, ed ogni tentativo risolveva in urla strazianti e convulsioni spastiche.

Fu giusto una mattina, d’improvviso, quando la madre salì a svegliarlo, perso in un sonno eccessivo, ch’ella gl’apparve in forma aberrante di mostro: “sveglia” diceva “sei in ritardo”, e la cara voce stonava coll’allucinante sembianza.

M ristette, cercando in sé la giusta presenza. Sogni ancora vaghi sfumavano nella sua mente, mentre si scopriva sveglio e vigile, ben cosciente, ed il cuore a battere sempre più forte. La ricacciò, quindi, indietro schizzando a sedere sul letto, in uno spasmo come se un veleno scorresse nelle sue vene ad attentar alla sua stessa vita. Si lanciò rannicchiandosi in un angolo della stanza, tremante ed illividito.

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